lunedì 31 luglio 2017

Un soffio e chiudi gli occhi

Sì, sto tramando, sì sono irrequieta, sì non so cosa farò.

E intanto vivo ogni mio giorno, schivando i 'grazie' mai detti, perché si dimenticano così in fretta di te, dopo che hai fatto un qualcosa per loro, grande o piccolo che sia. Ma il tuo tempo non è pari al loro.

E' il prezzo che si paga, prima o dopo, per avere oltrepassato la linea. Ti incitano a farlo, ti osannano quando lo fai, e poi, quando rialzi gli occhi dai tuoi piedi sporchi e ti volti indietro è il vuoto.

Prima o poi, arriva il momento dove ti rendi conto che non sei unica. E ti senti umiliata, ancora di più perché eri la prima a dirtelo.
E dopo, ti rinnovi, non resta altro. Ti reinventi, cali una maschera e ne indossi un'altra.

Siamo impossibilitati dal dire chi siamo, abbiamo perso troppa sensibilità, ferito troppe persone, per capire chi veramente siamo.
Pretendiamo, esigiamo di essere al centro di un universo, non ha nemmeno troppa importanza quale sia, l'importante è che sia.

Ma in tutti questi anni una cosa mai è cambiata: la mia predilezione per gli uomini. Uomini che sappiano, non fantocci, non pezzettini di carta che volano via al primo sbuffo.
E' questo il tradimento più grande che ho subito: aspettative disilluse.

"Chiudi gli occhi, ascolta le mie mani, impara il tuo respiro".

La Ali


giovedì 20 novembre 2014

Gli errori costano 65 euro

Ma lui ti piace?
Ha occhi verdi: una debolezza costante che ho.

E che l'ho visto arrivare, ho capito fin da subito che non faceva per me. In tutto e per tutto.
Ma, ho messo da parte l'istinto, per la seconda volta in quella mattina, decidendo di accettare il suo invito a pranzo, in una trattoria tipica della zona.
E nulla, lo stesso, alcun brivido dentro me. Quindi finito il pranzo, siamo tornati alla struttura, sono rimasta in silenzio, lui ha provato ad approcciarmi, ma era come se io non fossi stata lì.
Perché quando non ho il brivido, sono invasa dalla noia totale, facendo assolutamente nulla per mascherarla.
Colgo al volo un "te ne vuoi andare?", mentre afferro la mia borsa gli rispondo "sì, qua il conto lo pago io", fregandomene altamente dei suoi "no lascia stare, faccio io".

Salgo in macchina e.. libera. Ho finalmente dato retta al mio istinto.
Sarò una cagna, sarò ribelle, ma sono indipendente. Sbagliando tantissimo, anche questo è vero.

giovedì 5 giugno 2014

Non è ancora finita

Ho fatto la brava per mesi, non so s'è un mio record personale, non importa, non mi interessa.
Ho girato al largo, sono stata come un cane legato alla catena, come una alcolista (non ex) che teneva lontana da sè la bottiglia.
Mi sono tenuta lontana, non ho chiamato per mesi e mesi, solo un breve scambio di messaggi il giorno di Pasqua, io a lui, io che non frequento la chiesa, avevo premura di fargli i miei auguri, settimane fa. Poi silenzio.
Fino a sabato.
Fino a che gli mando breve e conciso messaggio "se ti chiamo mi rispondi?".. era come gli avessi scritto "scopiamo?".
E lui ha risposto, gentilmente, quasi con premura, senza chiedere un perché ha accettato.

scena 1 - entro a casa sua, mentre poggio la borsa nell'ingresso, lui chiude la porta, da un giro di chiavi: lo fa sempre, ogni volta, come a voler tenere ben chiuso il mondo, fuori. Dentro solo io e lui.

"Hai sete?" mi chiede, "sì" gli rispondo, mi avvicino al bicchiere, lui sta appoggiato al tavolo, vicino a quel bicchiere.. sento in me, dentro... la bramosia. 
Allungo una mano che non arriva, perché la sua afferra la mia nuca, stringe, mi attira a sé, mi bacia, la sua lingua nella mia bocca, l'altra sua mano che mi afferra un seno e lo strizza. Restiamo li in piedi, abbracciati a baciarci, sento la sua mano che si infila nei miei jeans, scende verso il mio culo, lui che sussurra con voce impastata "mi mancava questo culo". Io che istintivamente mi inarco ancora di più, ad offrirglielo meglio, di più. 
Le mie mani sulla suacintura, la levo, sbottono i pantaloni, io che mi accuccio davanti a lui e lo annuso.. il mio naso sui suoi boxer..apro la bocca e assaggio, la mia lingua sulla stoffa, le sue mani sui miei capelli.
Aspetto.. è un gioco di pazienza, di sottomissione a lui. 
Io devo capire da sola quando lui vuole che lo faccia.
Poi gli abbasso i boxer e quello che volevo lo prendo.
Sempre tenendomi per i capelli, mi fa rialzare, mi guarda negli occhi.. non ci capisco mai niente, uno sguardo così follemente indecifrabile per me. 
Lo sento dire "andiamo", nella sua camera da letta, faccio per spostare il lenzuolo, ma mi spinge giù, sopra il letto... non sento il dolore, della sua mano infilata nella mia figa, non protesto quando mi sodomizza senza preliminari.
Perché nella lacerazione del mio fisico, c'è il mio bene, il mio Essere che prende vita.
Lo sento muoversi dentro me, il mio buco che tradisce bagnandosi, lui che lo sente e a voce bassa me lo fa notare "guardala come si bagna la mia cagna". 
E si ferma, lo sapevo che lo faceva, quando percepisce che io nel mio dolore, alimento il suo piacere.. io sto bene. 
Ma lui non cerca il mio bene. 
Mi fa girare a pancia in sù, mi guarda, abbassa il viso verso le mie cosce, senza staccare gli occhi da me, apre la bocca, addenta la mia carne umida e stringe forte. 
"Rendimi utile" è il mio mantra, bravo lo sta facendo, mi rilasso, rilasso le gambe e lui continua a mordere, poi mi premia passando la lingua, con calma, come lui sa che a me piace, lento, io che precipito da non so dove, un vortice mi porta via.
Riemergo poco dopo, lui che mi fissa, fa un mezzo sorriso e "non abbiamo ancora finito"...

Qua sta il bello... "non abbiamo ancora finito".


Io sono questa, volente o nolente: non sono una dipendente di sesso, ma lo respiro, mi ci nutro, mi spinge ad accarezzare i miei limiti. 
Percorro un sentiero buio, in solitaria, a volte con Lui..no, mento, questo percorso l'ho iniziato con lui anni fa.. unico collante del nostro non rapporto.
A volte abbandono questo percorso, mai spaventata, ma ferita.
Ci son tornata da ferita, l'ho percorso con lui, lui m'ha accolta, ha fatto brillare il meglio di me.

Lo so, posso passare per una misera puttana, c'è gente che si danna l'anima, poi ci sono io che la svendo, per farmi chiamare cagna.

La Ali





lunedì 10 febbraio 2014

E' un isitnto

E' un istinto, nulla di calcolato, pensato o voluto.

Oggi 07/02/2014 07:20 sms ricevuto:
"Sono 3 gg che non dormo niente, che ho solo voglia di stare con te..."

Due mesi fa:
Tranquillamente preso a consumare il pasto appena portato ed a scambiare due chiacchiere.
Lei è seduta la mio fianco.
Guarda verso il fondo del locale ed esclama: "Eccole sono arrivate"
Alzo la testa e guardo nella stessa direzione, squadro velocemente i due nuovi arrivi, mi alzo, saluto, Lei mi presenta, mi presento.
Mi siedo e torno, testa bassa rivolta verso il piatto, a mangiare.
Pochi minuti, pochi movimenti poche e parole ed ecco che lo sento.
L'odore inconfondibile del "sangue", è ferita è debole, ancora un po impaurita dall'esperienza, che l'ha vista fuggire a fatica da uno dei suoi incubi ad occhi aperti.
Ho fame. Il piatto di cibo che ho davanti, so che non mi soddisferà, non mi appagherà in nessun modo.
Cerco di distrarmi, in fondo sono poche ore ce la posso fare.
Sto a testa bassa, guardo tutti (nel frattempo si è aggiunta un'altra persona al gruppo) tranne la "preda", sguardi sempre e solo con la coda dell'occhio, non gli parlo mai direttamente.
Esco a fumare due volte, ogni volta in compagnia di una persona diversa del gruppo. Mai con la "preda".
E' iniziata la guerra con me stesso.
La parte istintiva e predatrice contro quella razionale e protettiva.
La serata finisce, ognuno per la sua strada.
In macchina io e Lei , come al solito quando uno dei due conosce persone nuove ci si racconta le impressioni e questa volta tocca a me.
Tizio: "simpatico, lo vedo un tipo... ecc.ecc"
Tizia: "Alla mano, ci ho parlato anche un po, quando eravamo a fumare... ecc. ecc."
La "Preda": "Sinceramente? Non lo so, guardata ed osservata poco, non riesco a fissarla, mi sembra che se la guardo troppo a lungo la 'rompo' "
E' la mia parte razionale che ha parlato, non ho detto nulla a Lei dell'altra parte che scalpita.
Ma Lei mi conosce. Ma io non oso chiedere, Lei se vuole, con le sole parole, sa come fermarmi ed io non son sicuro di voler esser fermato. Magari mi sbaglio (magari ho fiutato sbagliato questa volta) e soprattutto alla fine ho fatto in modo di non aver nessun mezzo per ricontattare la "preda".

Per entrambi (io e la "preda") l'unico modo di contattarci, sarebbe passare per Lei.

Un mese fa:
Passa un mese, nessun contatto, nulla di nulla.
Vado a trovare Lei.
La sera si esce con altre persone tra cui la "preda".
Ed anche questa volta, già da lontano (siamo arrivati per ultimi e quindi tutti ad aspettare Noi) sento l'odore a me tanto famigliare.
Lo so sono come vanno a finire queste cose. Male.
La tengo distante durante l'aperitivo, ma mio/suo malgrado è seduta nuovamente davanti a me.
Lo sguardo è quasi fisso sul suo vicino di tavola (ed altro membro della compagnia), ma lei è per forza di cose nel mio campo visivo, sono meno lucido e pensante questa volta (rispetto la mese precedente) e di conseguenza inizio a scrutarla con più attenzione, senza però esser insistente.
Si decide di passar la serata al bowling.
In mezzo alla gente al caos, magari riesco a distrarmi.
Non guardo mai con fare "minaccioso", non mostro mai i "denti", non ringhio.
Sorrido a tutti, dico cazzate, gioco....
Il suo turno di lanciare.
Sceglie la palla, si prepara a lanciare, dandomi le spalle.
Lancia.
Si gira verso noi....
La guardo fissa e sorrido, mi guarda, abbassa lo sguardo.
A giro ognuno fa i suo lanci.
Nuovamente lei a tirare.
Lancia.
Si gira direttamente verse me.
La guardo, mi guarda, sorride.
Per tutta la partita son seduto quasi in disparte, davanti alla console dei punteggi. L'unica sedia al mio fianco è occupata da un ragazzo di un altro gruppo che gioca alla pista affianco alla nostra. 
I nostri vicini di pista, finiscono il loro turno e il posto affianco si libera, ma resta vuoto per pochi secondi, perchè ecco la "preda" lo occupa velocemente.
Contatto fisico, nulla di che, solo uno sfiorarsi di spalle, solo un parlare a pochi centimetri (causa il gran rumore intorno) uno all'orecchio dell' altro.
Ma io solo so come son fatto.
Mi basta poco per abbandonare tutti i buoni propositi.
Il calore del corpo, l'odore della pelle, il respiro leggero sul colo (inevitabile quando si è costretti a parlarsi nell'orecchio).
Non mi dilungo oltre, la serata passa veloce, molto tranquilla.
Anche se ripensandoci ora, mi son reso conto di aver aperto inconsapevolmente la caccia.
Ci si saluta.
Ritorno a casa nuovamente in macchina soli io e Lei.
Lei: "Ti ha chiesto o le hai chiesto il numero di telefono?"
Io: "No, ma le sarebbe piaciuto che glielo chiedessi"
Lei: "Si, per questo ti ho chiesto"
Nonostante tutto, son stato bravo. Pur avendo individuato una facile preda son stato "bravo".
Tanti kilometri a separarci, nessun numero di telefono, nessuna email, solo un contatto Skype (bloccato mesi prima).

09/02/2014 03:01 sms ricevuto:
"Perchè tu sei diverso dagli altri..."

Sorrido quando leggo o ascolto questa frase rivolta a me, sorrido e non rispondo nulla.
Non sono diverso (posso accettarlo da Lei un commento del genere), almeno che "diverso" non lo si voglia intendere in modo negativo.

10/02/2014 23:12 sms ricevuto:
"Ahahahah..rischi forte..cazzo siamo partiti da cenerentola.. e siamo finiti..che sento i brividi al pensiero che mi sfiori"



Alla fine, chi è la preda e chi il predatore, è tutto da vedere.
E' iniziata la guerra con me stesso e indifferentemente da quale parte di me vinca, una perde sempre !!!















martedì 30 aprile 2013

L'anonimato "della prima donna"....

Mattina, svegliati da poco..
Ancora nessuna voglia di vestirsi ed alzarsi e si sta così, sdraiati, vicini, gambe avvinghiate, con la parte superiore del corpo leggermente staccata, per permetterci di parlare guardandoci bene in viso.
Si chiacchiera della serata passata a casa di "amici":
A: "Sei una prima donna, non conoscevo questo aspetto di te"
Ci penso un po.
Io: "Si è vero, è un modo come un altro per distrarre l'attenzione da se stessi"
So che può sembrare un controsenso, ma in realtà è così.



Entrate in una stanza dove ci sono 4 persone.
La prima cosa che notate è che una di queste, sta parlando, gesticola, spara cavolate, ride fa battute parla quasi di continuo.
Lo ascoltate, magari inizialmente con attenzione, forse vi fate anche due risate, ma alla lunga vi stanca di fondo e come guardare il giullare di corte, il saltinbanco, alla fine dei giochi son tutti uguali, servono a far casino e a colorare l'ambiente.
Ignorate la prima donna.

Entrante in una stanza dove ci sono 4 persone.
La prima cosa che notate è "la prima donna" che potete trovare quasi in ogni gruppo.
Vi stufate di seguire il suo chiacchiericcio ed iniziate ad occuparvi delle altre tre persone.
Due seguono con semi-interesse "la prima donna", l'altra pur seguendo con attenzione è più silenziosa a tratti scruta o sembra distratta.
Le prime donne son tutte uguali, le altre due persone nella stanza son troppo prese ad interagire con il saltinbanco, indecisi se fargli da spalla o prendere il suo posto.
Cosa attira di più la vostra attenzione?
Probabilmente chi sembra restare fuori dai giochi.

Fatto un esempio 4 persone dove i giochi son meno evidenti ai meno attenti, ma se spostiamo il tutto in ambiente con 20, 30 persone? Semplice si amplifica tutto.
Si nota ancor meno "la prima donna" risalta ancor di più chi tende ad appartarsi e ad ignorare lo "spettacolo".
Si è vero, quando non voglio esser visto, sono una "prima donna".







giovedì 21 febbraio 2013

....inaspettato, ma gradito.

Scrivo (scriviamo) di me (noi) qui, forse "nudo" più che mai e non sempre son sicuro di riuscir a trasmettere con le sole parole ciò che vivo o ho vissuto. Ieri sera mi è arrivato un messaggio privato su fb che mi ha stupito per quanto lo trovi "inerente" e azzeccato.
Son sicuro che è più merito della perspicacia, attenzione e sensibilità della persona che non del mio modo di scrivere.
In qualsiasi caso grazie delle belle parole, che dopo aver chiesto autorizzazione, riporto qui sotto, non modificando nulla.

Sai.....mi soffermo a leggere ogni tanto tra le righe del mondo di altri......e quando leggo la triplice via......è come se leggessi tè e lei.....e mi infondere un non so ke di stupendo.....di forte e passionale come pochi esseri sanno provare.....mi piace leggervi.....mentre lo faccio......sorrido penso....immagino......come se stessi leggendo un libro.....senza fine......
Traspare di voi la complicità.......l'eleganza del comunicare tra di voi senza mai essere invadenti nei confronti altrui......è come se si sentisse l'aria che si è creata in voi e tra di voi.......leggera e trasparente.....ma anche intrigante e rara. 

Anima inquieta

 

martedì 19 febbraio 2013

Dovrei...... avrei......

molto da scrivere ma non ne ho voglia.... ci sto poco di testa.
Quindi vi lascio questa.... buon ascolto.




I'm a rockstar, I'm a dealer
I'm a servant, I'm a leader
I'm a saviour, i'm a sinner, i'm a killer
I'll be anything you want me to be

Silent as a witness
Make your heart race with a death kiss
I'm a soldier in a blood war
In the peace corp I'll be everything you'll ever be

Loser number zero
Play the victim, end up a hero
I'm a teacher, preacher
Liar, I am everything, anything

I'm a mover and a shaker
The oppressor, stimulator
I'm a coward I'm a fighter
I'm everything

It's revelation, celebration, graduation
Times collide watch the world awaken
All the past regrets from days gone by
Let it go, let it die

It's a new day for the faceless
Take the torches from the useless
First amendment, second guesses
All dependant, I'll do anything to help you

Fallen crosses, new alliance
Deep thinkers, modern science
Open guest list, all inclusive
No-one loses, everything you've always wanted

Honest answers for the bruises
Full disclosure, no excuses
Open handshake, clean slate
No hate, living history

Misery, information, revolution
Loading up for execution
Push the button, pull the trigger, I am everything
You are me, I am you

martedì 5 febbraio 2013

Chi sono

Una come tante, la stessa che molte volte passa e manco ti guarda in viso, troppo presa da me stessa e dai mille pensieri che ruotano e si rincorrono.
Un mucchio di difetti che smussano un carattere non sempre facile, ma molto meno difficile di tanti altri.
Cosa mi spinge a respirare ogni giorno? Il bello della vita, il multicolore che la stessa irradia e si espande dentro me.
Col sorriso ambiguo sto la maggior parte del tempo, si spegne quando il nero dei miei pensieri avanza, con placido preavviso, in cerca del mio male per il suo bene.
Mi si spegne il viso allora, muore la mia espressione e inserisco il pilota automatico. Poi è.
Ma scollo il nero, ci passo l'unghia, creando un rigo bianco, lineare, che congiunge il mio petto alla mia testa.
Sono una persona che costruisce, ma non costruita.
Non cerco icone, troppo presa dal variare della mia singolarità.
Non facile da amare, non semplice da sopportare.
Priva del dono della pazienza, metto in campo il mio raziocinio per sopperirvi.
Soppeso, guardo, considero: silente, quasi invisibile. Ma tangibile.
Difendo ciò che racchiudo nel mio cuore, con tutta me stessa, come una fiera.
Senza scrupoli con le persone che non lasciano alcun alone nel mio vissuto, metto in gioco una cattiveria atavica, condita da un retro gusto amaro, ma denso, di cui a volte sento il bisogno di assaporare.
Malfidente per concezione, applicata oggettivamente, per mia semplice comodità.
Resto una culla morbida per chi ha diritto di entrarvi.
Banale a volte per come porto avanti le mie convinzioni.
Mai unica, ma sempre doppia. Carpisco emozioni e manipolo attenzioni.
Ma umana come tutti, conscia che sono e mai sarò.
Vivo il presente, come un abitante del domani priva di memoria.
Sono e punto. Sarò mai.
Col sorriso sbocciato sulle labbra, dischiuse, indubbie, in attesa del prossimo verbo.
(La Ali)

Our plastic toys and our metal trees
On the perfect day you'll find the breeze
Once blew the pollen the feet of bees
Now cry the stars when upon the earth
Their gaze might rest a nostalgic burst
A lament be heard through all the cosmos
Of the dying planet with fallen foes

lunedì 4 febbraio 2013

Armadio senza vestiti

Non può una persona usare un vestito diverso ogni giorno, se le manca un corpo col quale indossarlo e portarlo.
Viaggio nuda nella mia vita, curante di tutto ciò che mi può capitare: l'incuria non fa parte del mio essere, non ancora per lo meno.
In questo percorso mi accompagni Tu: vedi oltre, percepisci ogni mio pensiero, mi manchi nel momento stesso in cui la mia bocca emette l'ultimo suono, per poi ritrovarti nel mio successivo e primo pensiero.
Vite che si incrociano, volutamente o meno, quasi per caso, che si annodano, strettamente ogni giorno sempre più.
Complicità e rispetto, nessun paletto nella conoscenza, ché rispettiamo un codice inespresso: non invadere mai e sarei escluso, viceversa ti trascino piacevolmente nel mio baratro.
Affidamento: quasi totale. Io con te, te con me. Conosci i miei segreti, colmi le mie lacune, rafforzi le mie convinzioni.
Un rapporto il Mio e Tuo che non potrà mai essere clonato.
Hai toccato le corde più profonde del mio essere, mi hai scossa, abbracciata stretta, sollevata da terra, adagiata nel tuo forte ma delicato abbraccio.
Cullata, fatta addormentare col tuo dito che sfiorava il mio viso.
Un viaggio continuo il nostro, chilometro su chilometro, ma così veloce e nostro.
E tutto il resto noi sappiamo.
(La Ali)

domenica 30 dicembre 2012

Porto i pantaloni larghi

Quelli che vanno per la maggiore adesso, con la gamba a sigaretta, ma larghi nel giro vita, coi bottoni davanti. Non uso la cintura, poche volte la uso, o viene usata su di me, piegata in due e calata con forza sul mio fondo schiena.
Scendo di corsa le scale dell'albergo, saluto di corsa il portiere, mi apre la porta, non so che ora è: mezzanotte? o forse qualcosa prima.
Lui è fuori là, sul marciapiede, mi aspetta da quando ho detto "salgo un attimo in camera".
Un sorriso, ma ora sorrido più con gli occhi, rivelatori del mio stato d'animo; ci incamminiamo, lui alla mia sinistra, procediamo con calma, si parla, finché lui rallenta, si ferma, allunga la sua mano destra verso me, io lo guardo, ma i suoi occhi sono puntati sulla sua mano, una voce la sua "vieni qua", io prendo la sua mano, abbraccio e finalmente il bacio atteso da me.
Bacio che equivale a dissetare me, parzialmente e poi la ragione non ha più motivo di essere...
.. angolo della strada, io schiacciata al muro, le sue mani che stringono forti le mie.. le nostre lingue che si cercano..le sue mani sui miei fianchi, le mie mani attorno al suo collo.. le sue mani sotto la mia maglia.. una notte di luna quasi piena, le stelle le fatico a vedere .. tanta luce in questa città magica..le sue mani che prendono e strizzano la mia pelle.. la maglia che mi sale... le sue mani a coppa sui miei seni.. strizzano.. lamento di dolore e piacere dalla mia gola..
La sua mano che mi piega la testa avanti, l'altra sua mano  che mi sposta i capelli dalla nuca e poi.. dolore.. lui mi morde, a fondo, a lungo.. brividi di piacere mi scuotono..
Passa una macchina, ci stacchiamo.. poi dei passanti, gente che rientra a casa.. noi ancora su quel muro..appiccicati.. io mi sposto, lui alle mie spalle.. mi prende e mi riattira a sé.. mani che corrono sulla pelle, mani che scendono, entrano nei pantaloni.. dita che sondano.. che strizzano i miei glutei..e vanno oltre.. sondano.. un dito.. due dita.
... continuano i giochi.. sono nata per dare piacere a chi mi fa stare bene, a chi sussurro "assaggiami".
(LaAli)

giovedì 27 dicembre 2012

Un passo dietro l'altro, in un abbraccio invisibile

Poi succede che la pelle che hai fatto usare, diventi la sua pelle e ripassa il dito sul collare mai levato.
E col dito passo la mia carne, dove hai morso e il dolore da piacere, questo ti appaga.
Ma se questo cambiasse?
Altra regola, ma stesso gioco.. "dimostrami di essere mia, sai che devi fare"
E seppur pensando che sia impossibile, in un cammino non capito ma voluto, passo dopo passo, si è al limite.
Basta un click per fare. E poi sarà possibile veramente tornare indietro? Dire "è un gioco, ora mi riprendo la mia vita" ?
Perché poi chiederai ancora di più. E sarà fatto, seppur sembri improbabile.
Perché sarà, in questa logica, senza alcuna vendetta.
Ma la finalità è la stessa.
Cerco il nero dei miei pensieri.


giovedì 20 dicembre 2012

Ricordi di una fine estate...

Sudato (maledetta estate) ed ancora con il fiato corto...
La luce è spenta, come quasi sempre in questi casi
ed io mi ritrovo a fissare, nel buio più completo,
un punto teorico del soffitto.
Non sto pensando, non ora, ho ancora l'amaro della delusione in bocca.
Cosa hai?
Nulla.
Ti sento così distante, assente.
Fa caldo, lo sai che non sopporto il caldo...
E' per questo che stai li in disparte?
Si. Solo che avvicino una mano alla tua pelle si suda....
Hai ragione.
Dai dormiamo che sei stanco.
Si. Dormiamo. Buona Notte.
Buona Notte ..... ... !!!!
Dormiamo.... si.... non ho altro da fare se non cercar di dormire, e magari farmi passare questa sensazione di rabbia e amaro... ma non ci riesco.
In fondo ero entrato in questo letto per dormire, anzi, per continuare a dormire, non avevo voglia di altro, solo riposarmi poi è andata diversamente.
Me ne accorgo subito quali sono le sue intenzioni anche se sto praticamente dormendo.
Il corpo più vicino, le mani che sfiorano le spalle....
Stavo dormendo, ma in me si son risvegliati i ricordi di un'altra notte ed il corpo ha reagito da solo.
Le mani hanno iniziato ad esplorare quel corpo che ben conoscono o almeno dovrebbero conoscere,
ma vi era qualcosa di diverso e il diverso era nella mia testa....
Mi giro su un lato, togliendo da sopra il mio corpo le sue mani delicate.
Arrivare con la bocca tra il collo e la spalla è un tutt'uno con la mia mano che si avvinghia al seno.

E' buio.... sono ad occhi aperti e sono nella mia stanza da letto.
Questa è la realtà, ma è buio ed io non son qui.
Sono in una stanza d'albergo, è sempre notte e ciò che stringo e strizzo con forza fra le mie mani sono i Tuoi seni, ciò che ho tra i miei denti è la pelle del Tuo corpo.

Le immagini e le sensazioni passano veloci davanti ai miei occhi e sul mio corpo.
Click, il cervello si spegne.
La mia mano inizia a stringere con forza uno dei due seni, per poi lasciarlo all'improvviso.
Le dita raggiungono velocemente il capezzolo ormai turgido, 
dopo averlo solo sfiorato con il palmo della mano, con due dita inizio a stringere....
e stringere....
AHIA !!! mi fai male !!!
Di scatto lascio la presa, infastidito da quel suono così stridulo alle mie orecchie...





--> Continua -->




lunedì 17 dicembre 2012

Buio

Non ho la costanza di scrivere giornalmente, qui riporto, per nulla camuffata, la mia vita, di oggi e del passato. Quindi può capitare che in alcuni periodi abbia voglia di scrivere e di raccontare, altri in cui di tutto ho bisogno tranne che di leggermi.
Mi scuso quindi se trovate avvolte lunghi e noiosi racconti (magari anche incompleti) o brevi frasi sconnesse, mi dispiace per voi che leggete, ma son così.



Non temo l'oscurità totale, anzi mi aiuta a pensare e spesso la cerco.
Stare al buio per me è l'equivalente di viaggiare stando immobile.
Non è stato facile stare al buio con Te. 
Ho bisogno di guardarti, di vedere come il tuo corpo tutto reagisce a qualsiasi tocco, non mi basta il tatto, l'udito, l'olfatto o il gusto, devo anche vedere.
Si vedere, guardare... ma ero consapevole che in questo caso sarebbe stato deleterio sapevo cosa avrei trovato e non avevo nessuna voglia di rovinarmi  nessun secondo passato insieme e buio è stato.
Mi hai chiesto se qualcosa mi ha infastidito. No nulla, nulla in grado di intaccare il tutto.
Si scherzava ieri sera......

A: "Hai finito di giocare con il mio corpicino?"
M:  "forse", "fammi giocare"

Questo è stato il reale scambio a distanza.... ma ti lascio il mio primo pensiero.... quello che non ho scritto.


A: "Hai finito di giocare con il mio corpicino?"
M:  "Non ho mai veramente iniziato"





sabato 27 ottobre 2012

Rabbia/nervosismo da scaricare .......

E il treno va.....
La musica negli auricolari è altissima, quasi mi da fastidio......
Non mi basta.
So cosa mi servirebbe quando sto così, ma non riesco a trovare ne il tempo ne il luogo per scaricare altrove ciò che sto accumulando.
Oggi per alcuni minuti mi sono sentito un animale in gabbia.
La doccia dell'albergo era decentemente grande, tre lati composti dalle pareti stesse del bagno e l'ultima da una vetrata.
Ci provo a rilassarmi a svuotare la testa.
Resto li immobile, con le braccia alzate, le mani ben aperte e appoggiate alle pareti che fanno angolo, sotto il getto dell'acqua calda...... quasi ustionante.
Ci provo cazzo.... la doccia calda rilassa (dicono).....
Nulla, il battito cardiaco è ancora troppo veloce.... troppa adrenalina, ancora troppi pensieri....
Apro gli occhi, tenuti chiusi fino ad ora, la testa è rivolta verso l'alto, l'acqua se pur ustionante non mi impedisce di guardarmi le mani, appoggiate al muro.. i muscoli della schiena si irrigidiscono,
il collo, le le braccia si tendono.. e inevitabilmente serro le dita le stringo fino a sentire le unghie ben piantate nel palmo .
Basterebbe così poco.... ma non voglio fare ne troppo rumore ne danni.
La respirazione è leggermente veloce e pure sono quasi immobile...
Mi guardo intorno, con le nocche busso leggermente sulla parete che ho difronte e che confina direttamente con la stanza da letto, è un tramezzo.. ed anche molto fino, impatto troppo rumoroso.
Mi giro verso destra, altra parete, toc, toc.... stesso risultato ed in più questa confina con un'altra stanza...
Frustrato, con il fiato corto ed i pugli sempre più serrati, batto leggermente anche sull'utlima parete rimasta... leggera.. "Maledetti alberghi !!! "...
La doccia è abbastanza grande da permettermi di fare pochi passi.
Due passi avanti, cerco di riprendere una respeirazione regolare... mi giro, due passo indietro.... nulla.
Mi femo nuovamente sotto il getto della doccia, la mascella è serrata e la testa inizia pulsare... non va bene.
Guardo il miscelatore, lo afferro e ruoto completamente la manopola verso l'acqua fredda.
Un getto gelato mi colpisce dietro la nuca e scende sulla schiena, tanto gelato da togliermi il respiro per qualche secondo.
Resto così immobile a sotto l'acqua gelita, con la stupida speranza che anche i pensieri che mi portano a questo stato si congelino...
Passano i minuti, il risultato in cambia, il mio corpo si è orami adattato alla temperatura...
Capisco che la mia assenza alla lunga porterebbe chi mi aspetta nell'atra stanza ad insospettirsi... a pensare che qualosa non va.....
Chiudo l'acqua, mi asciugo, esco dal bagno.... 
Lei è li, mi si avvicina, mi abbraccia.... la stringo a me, come se la potessi in qualche modo assorbire.
Poche cose cambierebbero il mio stato attuale...... e nessuna si è verificata o si verificherà a breve.
O trovo le chiavi di questa gabbia.... o la apro a forza.


P.S.
Non ho il tempo di rileggermi, ed il cellulare scrive ciò che vuole..... non me ne vogliate.



All in all you’re just another brick in the wall.

lunedì 22 ottobre 2012

200,000 - SI o NO

 -...... se siete arrivati direttamente qui, vi manca un pezzo.... L'incontro 

Son una persona poco formale, poco elegante e molto pratico e il tutto si rispecchia un po in tutto ciò che faccio.
Quindi.... la cena.
L'appuntamento era stato fissato per il venerdì successivo alle 21,00 in quel di Trastevere.
Il manuale del buon corteggiatore (non che gentil uomo), in questi casi prevede che l'uomo vada a prendere la donna o che almeno si proponga (è anche un'ottima scusa per riaccompagnarla sotto cosa... o per far si che il tutto non finisca con la cena), io odio leggere i manuali e quindi il tutto si risolse con un mio:
"Bene, ci vediamo alle 21,00 a Piazza Trilussa"
La sera della cena, arrivo all'appuntamento con una mezzora abbondante di anticipo, quindi mi siedo sui gradini della fontana ed aspetto. 
21,10 eccola che arriva, la osservo guardarsi in giro per vedere se son già lì. Prima che gli venga il mal di testa a guardar a destra e sinistra mi alzo e le vado incontro. Fra convenevoli, saluti, battute e chiacchiere ci ritroviamo seduti al tavolo assegnatoci dal cameriere.
La conversazione è piacevole, ci si conosce un po (cosa non avevamo fatto in precedenza quando eravamo insieme agli altri). Così vengo messo al corrente che lei è sposata (non porta la fede), fa il notaio presso lo studio del padre (prossimo alle pensione), ha circa dieci anni più di me e non ha figli. Tutte cose che io non avevo chiesto ma che lei pian piano lei mi ha raccontato. 
Una sensazione strana, come ...come... ecco si, come quando ad una partita a Risiko si schierano le proprie armate prima di iniziare ad attaccare.
La cosa mi stupiva, devo esser sincero  perchè sentivo che mi stava sfuggendo qualcosa. Eravamo a cena, ci stavamo conoscendo, probabilmente se la serata girava in certo modo saremmo finiti a letto o forse no. E con capivo il tono della sua voce, ogni nuova informazione su di lei, non era detta con la leggerezza, mi guardava fissa negli occhi quando parlava, era calma, e quasi priva di espressione, tranne un leggero sorriso, stampato.
Raccontai alcune cose di me, il mio lavoro, la relazione con una ragazza che andava aventi ormai da 4 anni e cose di questo genere, cercando di non dire più di quanto lei non avesse detto a me, come per ricambiare le informazioni ricevute, il tutto condito dalle mie solite 'cazzate', perchè io non riesco ad esser serio troppo a lungo e mi piace veder sorridere la gente.
Dopo più di due ora la cena era terminata (no...no... il servizio non era lento, ma noi ce la stavamo prendendo comoda) e chiedo il conto.
Il conto naturalmente viene consegnato a me e mentre sto pagando.....
F.: Questa te la lascio pagare.
Alzo lo sguardo per guardala e trovo due occhi scuri che mi fissano.
Sorrido.
Lei no.
Prima di alzarci decidiamo di fumare un'altra sigaretta (eh... si... ancora si poteva fumare nei locali pubblici).
Una sigaretta fumata in silenzio.... silenzio interrotto all'improvviso...

F., sempre con lo sguardo fisso ai miei occhi, come per non distrarsi da altro... mette una mano nella sua borsetta, tempo pochi secondi e vedo la sua mano sul tavolo strisciare verso di me, come nel porgermi qualcosa:
"Queste, per passare l'intera notte con me... questa notte"
A questo punto son costretto a a guardare cosa mi stava porgendo, da sotto le dita si distinguono chiaramente due banconote da centomila lire.
Io... leggermente imbarazzato: "Ma guarda che serve mica che..."
F.: "Non voglio spiegazioni o altro, solo SI o NO"
F.: "SI, andiamo da me ora. NO, è stato un piacere conoscerti, ognuno per la sua strada"
E' determinata e sicura di se.
Io: "SI"

------> Segue a breve (Spero) 













venerdì 19 ottobre 2012

200,000 - L'incontro

In fin dei conti il giro è sempre lo stesso,
i locali son sempre quei due o tre a rotazione, dipende dal tempo, dalla voglia di guidare e da chi si vuol vedere.
Noi?... noi siamo sempre gli stessi tre di sempre, profondamente diversi ma molti simili per età e voglia di vivere. Terza o quarta birra per loro, io come al solito sorseggio la mia seconda media, che sarà anche l'ultima della serata. Ne faccio tante di cavolate ma io e l'alcol non riusciamo ad andar d'accordo.
Siamo praticamente di casa quì dentro, conosciamo il proprietario, le cameriere (si.... due in particolare possiamo dire di conoscerle più che bene) ed oramai anche i frequentatori di questo posto raramente ci sorprendono.
Seduti agli sgabelli del bancone, si fa la solita radiografia alla sala, stracolma, tanto per farci due risate o eventualmente per trovare nuove facce interessanti.
"Marco..... e quelle?", mi giro dove è puntato il dito del mio amico (la mia metà bastarda.... di quelle rare persone con cui non devo neanche parlare, lo devo solo guardare ed è tutto chiaro.... però lui è diretto, impertinente, impulsivo, menefreghista... ma soprattutto non fa nulla per nasconderlo, la classica persona che la gente 'perbene' in strada guarda male, o se son donne si mettono la mano sulla borsetta.... lui.... io? .... ) e noto i due volti nuovi della serata.
Due signore (oggi direi ragazze..), bell'aspetto, molto curate e vestite in modo giovanile, jeans e maglietta una, pantaloni di cotone neri e camicia bianca l'altra.
Alzo le spalle e sorrido al 'bastardo', lui prende il suo boccale e ciondolante si dirige verso il tavolo delle due malcapitate. Non so di preciso cosa si siano detti, ma tanto ciò che contava era il risultato finale. Un paio di volte indica a noi che siamo sul bancone, poi lo vedo dirigersi verso un tavolo più grande che si stava svuotando.
Mi giro verso il ragazzo che si occupa di far accomodare le persone o di cacciarle quando è tutto pieno (come ora...):
"Stè !!!, ci mettiamo a quel tavolo lì" ed indico il tavolo dove ora siede solo soletto il 'bastardo' con il suo boccale di birra.
Il tempo di alzarci ed arrivare al tavolo ed ora siamo in 5 a conversare allegramente a noi si sono aggiunte le due "signore". Come mio solito lascio agli altri dirigere le danze di gruppo e mi limito a qualche breve battuta o far da spalla ad una delle nuove arrivate, più che altro osservo, ascolto .... osservo.
Il "bastardo" tiene banco come da copione, ogni tre per due non perde l'occasione per invitare una delle due a casa sua, loro tra una risata e una battuta declinano sempre.
La serata volge al termine e al contrario di ciò che mi aspettavo, donna dalla camicia bianca (F. da ora, per comodità) dice guardandomi: "Grazie, della piacevole e spensierata serata, non mi dispiacerebbe ripeterla", sorride....
L'invito era troppo spudorato per non esser colto al che gli faccio: "Sono d'accordo, segnati il mio numero, quando vuoi chiama e ci rivediamo tutti (la guardo, dritta negli occhi.... e lei è li che altrettanto, fiera, sicura) insieme, per un'altra birra o magari per una cena".
Naturalmente lei (loro) non lascia nessun numero, ma si prende il mio e quello del 'bastardo', che prontamente mi aveva seguito nel offrire un mezzo per risentirci.

Circa dieci giorni dopo, verso l'ora di cena, il cellulare squilla... 
Guardo... un numero che non ho in rubrica (erano i tempi in cui ancora rispondevo a chiunque chiamasse sul mio cellulare), rispondo e dall'altra parte:

F.: Ciao Marco, sono F. !!!
Io: "F. ......F......F.....ok.... " Ciao F., mi stavo giusto chiedendo che fine avessi fatto.
F.: ride....  Bugiardo !!!

Nel giro di poche frasi, ci si accorda per una cena a due, dopo aver scartato con tremila scuse idiote, una nuova serata al pub con tutto il gruppo e una cena con gli stessi protagonisti.

-----------> Segue





lunedì 1 ottobre 2012

TRADITO


Si sistema l’orologio al poso destro, con una precisione quasi maniacale: si innervosisce quando gli scivola sotto il polso. Tamburella per l’ennesima volta le dita sul ripiano logoro della scrivania: retrocesso. Una parola che mai e poi mai avrebbe pensato di potere associare a sé, alla sua carriera. E intanto si sente vuoto dentro: colmo solo di ansia e di amarezza. Quando era entrato a far parte dell’unità di lavoro aveva sognato, sentiva che era la sua occasione per fare passi da giganti, lasciare la fogna sociale in cui era stato relegato fin dalla nascita. Lasciare lo Yemen e inseguire tracce che stavano diventando sempre meno precise. Guarda con disgusto la scatola del take away dove il wasabi molle rappresenta degnamente il suo stato d’animo. Si chiede ora a che pro tutte quelle ore a esaminare dossier che anziché fornirgli luce nei pensieri bui generavano x-files e segreti inaccessibili.
“sei ancora qua?” .. si volta a tre quarti, con lo sguardo intercetta la sagoma che sta alle sue spalle e un motto di stizza lo pervade. Sente calore al collo, stringe i pugni col desiderio che resterà inespresso di scagliarne uno sulla faccia di colui che l’ha tradito, che lo ha reso merce di scambio per avanzare di carriera e ingraziarsi la simpatia del comandante.
“no Zio.. ora vado e non torno più"


martedì 25 settembre 2012

Storia di una ragazza tra tante

Con un gesto di stizza si toglie per l’ennesima volta il ciuffo di capelli che le ricade in fronte. E’ arrabbiata col mondo, è arrabbiata con se stessa. Voglia di scappare e di fuggire da tutto e da tutti. Ma più su tutte non ne può più di 
quel nome assurdo che da ventisette anni si porta appresso. Non capisce il senso di questo nome. Un tempo le sembrava un nome non da tutte, come dicevano i suoi. Certo! C’ha pensato poi la gente a farle capire che non tutte avrebbero voluto un nome così. Non si ricorda se questo è stato uno dei fattori determinanti per la rottura tra lei e i suoi, perché di cause o motivi è capace a trovarne sempre. Le parte un guizzo quando ha voglia di litigare, come quando sta in un camerino a provarsi l’ennesimo capo che poi mai comprerà: però non sa mai resistere, che si sofferma alla vetrina, guarda, pensa e attende lo stimolo giusto. Persino oggi, quando col dito sta sofferma a pagina 354 sulla ricetta della polenta, sa che la leggerà un paio di volte, sa che mai la cucinerà. A volte è arida dentro e allora si allontana da tutto e da tutti, prende quello che a suo avviso non deve far parte della sua vita e rinchiude tutto il brutto in una torre, mentre lei resta fuori libera. Ecco chi è Quaresima: una che ancora non sa che vuole dagli altri, che da se stessa ha avuto e avrà ancora molto.


(LaAli)


racconto tra immaginazione e vissuto, seguendo parole fisse..
(Polenta Quaresima Rottura Stimolo Torre)